Março 2014

Domingo, 23

18h30

Apresentação do livro de

ANTONIO TABUCCHI

ilustrado por

ISABELLA STAINO

( ed. Vittoria Iguazu)

O conto Isabella e l’ombra foi escrito em 2003, quando a pintora Isabella Staino quis fazer um catálogo de arte para uma exposição das suas obras e pediu ao escritor Antonio Tabucchi um breve texto de acompanhamento. Ele não só aceitou o pedido mas até ditou por telefone a Isabella Staino um conto.
Em 2013 deu-se o encontro com Riccardo Greco, editor de Vittoria Iguazu Editora, amigo e aluno de Tabucchi, e surgiu a ideia de fazer de Isabella e l’ombra um conto ilustrado com pinturas realizadas para a ocasião.
O pequeno livro saiu a 23 de setembro de 2013, para o septuagésimo aniversário do escritor falecido em 2012 e além da difusão nas livrarias, começou também uma tournée pela Itália e pela Europa juntamente com as pinturas de Isabella Staino.

Sono ormai passati dieci anni dai giorni in cui Antonio mi dettava al telefono da Parigi il racconto Isabella e l’ombra. Lo aveva appuntato su un blocchetto con la sua illeggibile calligrafia che non gli permetteva di delegare ad altri la trascrizione a macchina.
Così scelse questa soluzione assurda e io, un pezzo alla volta, venivo a scoprire dalla sua voce il piccolo gioiello che aveva inventato ispirandosi ai miei quadri. 
In questi dieci anni ho portato al collo questo gioiello.
Mi ha accompagnato ovunque e, come avvolto da un incantesimo, ha sempre suscitato in chi lo leggeva l’impressione che Antonio avesse scritto la mia vera storia. 
«Ma davvero pensavi per colori?»
Col passare del tempo, sono sempre più gioiosa di scoprire che esistono cose che non si possono capire o spiegare e, dunque, quale  migliore occasione di questa per stabilire che non c’è confine tra realtà e immaginazione?
Ciò che Antonio ha scritto in Isabella e l’ombra è, infatti, semplicemente vero.

Ho dipinto queste tavole da adulta.
Seduta sulla mia sedia con intorno tutti i colori e una cornetta trasparente appoggiata all’orecchio.

Isabella Staino

Antonio Tabucchi, come la protagonista di questo racconto, era ancora un bambino quando suo zio lo portava in treno da Vecchiano a Firenze per ammirare i grandi maestri del Rinascimento. Ce lo racconta in un articolo-missiva dal titolo “Giotto contro i barbari”, uscito su «Il Corriere della Sera» e contenuto in Feltrinelli per Firenze, un piccolo testo pubblicato in ricordo della strage di via dei Georgofili. L’iniziazione di Tabucchi all’arte non poteva però certo limitarsi ai nomi e agli stili di cui è ricca la nostra pittura. Lo zio aveva infatti ben altro da insegnargli, ovvero che l’arte è «un valore universale, perché appartiene a tutti i popoli, è l’unico linguaggio che li affratelli». Siamo nell’immediato dopoguerra, a far da sfondo alle parole dello zio è un’Italia sventrata dalle bombe e talmente umiliata dal buio del nazifascismo che l’humanitas emanata dall’arte sembra scatenare qualcosa nella sensibilità del giovane Tabucchi, segnandola in modo provvidenziale,

Riccardo Greco

v. mais em

http://www.vittoriaiguazueditora.com/?page_id=389

agenda